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Il progetto #imagoRevolution si propone di neutralizzare quel pathos impulsivo e collettivo inevitabilmente suscitato in ciascuno di noi da tutte quelle immagini crude rese pubbliche da molteplici canali mediatici: tv, social network, internet e riviste, online e cartacee.

Tutti sappiamo che l’impatto di un’immagine vale più di 1000 parole ed è in questo sovradosaggio emotivo che riconosciamo di essere bombardati e assuefatti da raffigurazioni raramente edificanti e gioiose. Un horror vacui di figure violente che suscitano a livello globale immaginazioni negative, permettendo il divulgarsi, con la semplicità di un clic, di un cocktail virale a base di paura, risentimento, frustrazione, impotenza, senso di colpa e rassegnazione.

STOP. RESET. Ciò che proviamo ha un proprio valore energetico creAttivo, capace dunque di generare un fenomeno di psichismo collettivo volontariamente orientato, chiamato eggregore: una forma pensiero che attrae a sé un circolo vizioso di rinnovata sofferenza per auto-alimentarsi.

#imagoRevolution propone una via per dimettere la propria emotività, trasformando l’orrore delle immagini, non per cambiarne il destino – quel che è fatto è fatto purtroppo – ma per mutarne la destinazione finale: da male a bene.

“La ricerca del bene nel male, cambierà col tempo il male in bene. Se la forma che è costruita per diminuire il male è debole essa non avrà nessun effetto e sarà distrutta dalla forma cattiva; ma se è forte e frequentemente ripetuta, essa avrà effetto di disintegrare la cattiva e sostituirvi la buona” (da Max Heindel, La Cosmogonia dei Rosacroce)

#imagoRevolution propone un reale ri-bellarsi: riportarsi al bello, al buono e al giusto, al posto di una muta rassegnazione o una meditata vendetta, perché lo strumento del bene può solo agire il bene per tutte le persone coinvolte.

La con-Vocazione è aperta ad artisti respons-abili: abili a rispondere con coscienza, trasformando non il fatto accaduto ma l’energia che lo investe, in virtù dell’enunciato: “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.”

L’operazione è immateriale, ma non per questo meno reale.

Le opere raccolte saranno presentate in un evento espositivo, raccolte in una pubblicazione e presentate al Dipartimento Culturale ONU.