Montanelli inondato di vernice rosa

La statua imbrattata a Milano riapre la vicenda della “sposa bambina”: ma il problema non è il giornalista, bensì la cultura che rappresenta.

C’è un video che circola di una trasmissione televisiva del 1972, intitolata L’ora della verità, in cui Indro Montanelli racconta della sua esperienza durante le guerre coloniali in Africa, ed entra nei dettagli del suo “matrimonio” con una dodicenne eritrea, comprata dal padre di lei per cinquecento lire, un cavallo e un fucile e sistemata in “un tucul”, una tenda. “Un animaletto docile”, la definisce Montanelli: ogni due settimane, lei e le altre “mogli” degli ascari partono e vanno a raggiungerli ovunque si trovino.

Montanelli racconta la cosa come se fosse del tutto normale, e nel contesto sicuramente lo era: uomini bianchi in un paese conquistato, che pensano di poter disporre della popolazione locale facendosi scudo delle “usanze” del posto. Per cui una bambina a malapena entrata nella pubertà, che in Italia rimane tale ed è protetta dalla legge, in Africa può essere acquistata come merce, usata finché fa comodo e abbandonata al rientro in Italia.

Imbrattata con vernice rosa la statua del giornalista Indro Montanelli nel giardino a lui dedicato durante il corteo dell’8 Marzo, Milano, 08 marzo 2019. ANSA/FLAVIO LO SCALZO

Il video circola ormai da anni, anche se solo negli ultimi tempi la “giovane donna” che si assume il compito di sbalzare Montanelli fuori dalla sua zona di autocompiacimento viene identificata con il suo nome: è Elvira Banotti, giornalista e scrittrice femminista, che con grande compostezza fa presente a Montanelli che quello che lui chiama “matrimonio” è in realtà uno stupro colonialista, compiuto ai danni di una bambina che non era in grado di sottrarsi al volere degli uomini che potevano disporre di lei. Il padre da una parte, il giovane militare italiano dall’altra: due facce dello stesso potere patriarcale. Banotti lo sa: è in parte eritrea. Lo scontro fra lei e Montanelli è simbolico per molti motivi, è donna nera contro uomo bianco, è femminismo contro patriarcato.

Non se ne parlava da un po’, ma la manifestazione dell’8 marzo a Milano ha fatto sì che venisse ripescato. Delle centinaia di migliaia di persone scese in piazza in tutta Italia, i media non recavano quasi traccia: a far scattare l’indignazione è stato un gesto di vandalismo compiuto ai danni della statua di Montanelli, che è stata ricoperta di vernice rosa (guadagnandoci peraltro dal punto di vista estetico). Un gesto punk, sicuramente, che prende di mira un simbolo – una statua – come significante di un establishment culturale che non tollera di essere messo in discussione nemmeno quando si accanisce con particolare violenza su metà della popolazione mondiale.

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