Andrea Villa, il “Banksy torinese”

Manifesti con Mussolini a testa in giù, il “Banksy torinese” colpisce ancora

Andrea Villa, conosciuto come il Banksy torinese, ha scelto di tornare su un tema che lo aveva reso celebre qualche anno fa e nel giorno dell’appena trascorso 25 aprile fa apparire, in giro per la città di Torino, effigi di Mussolini a testa in giù. Forte dell’esempio di Jim Carrey, l’artista è tornato a ritrarre il duce con il chiaro riferimento all’esibizione del corpo del dittatore esposto dopo la fucilazione a piazzale Loreto, a Milano.
I manifesti con la scritta: “Non fare il salame – Rifiuta il fascismo” sono comparsi nella notte in vari punti della città, da via Corte d’Appello a via XX Settembre, ma anche in un espositore all’altezza del Rondò della Forca.

Non è la prima espressione artistica provocatoria di Villa che, finora, ha preso di mira un po’ tutti i politici e i partiti: da Salvini a Beppe Grillo, passando per il Pd, anche se la Lega e i movimenti di destra restano il suo obiettivo preferito.

Credo nella critica, soprattutto in quella ironica, mai in quella da Grillo Parlante

Il lavoro di Andrea Villa, artista ventenne comunemente noto con l’epiteto di Banksy di Torino, è per sua stessa ammissione un’opera di analisi dei media. Infatti, le sue creazioni – manifesti politici rivisitati in chiave satirica – negli ultimi anni si sono distinte per una pervasività e una viralità che Andrea monitora con interesse quasi scientifico. Nella sua ricerca, lo stimola l’impatto mediatico delle sue idee, il modo in cui si diffondono nel web e i commenti che riscuotono. Il metodo con cui lavora è semplice: immagina, realizza e stampa manifesti che propongono la rivisitazione di contenuti propagandistici in modo più o meno verosimile ma in chiave sempre satirica, li affigge in punti strategici della città – a volte addirittura all’interno delle teche municipali grazie un’apposita chiave falsificata dallo stesso artista (non dimentichiamoci infatti che Villa nasce come scultore) – e poi si gode il dibattito che ne deriva. Tutto ciò che fa è calcolato, studiato e rielaborato da lui come dall’opinione pubblica.

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